
I Protocolli dei Savi di Sion
C’è chi li considera il primo esempio di teoria della cospirazione. Di sicuro, dopo la loro ‘creazione’, molti cospirazionisti hanno messo in mezzo il sionismo (o semplicemente gli ebrei) in diversi eventi di importanza mondiale (basti pensare all’11 settembre e ai presunti – meglio, inventati – lavoratori ebrei nelle Torri gemelle avvertiti di stare a casa proprio quel giorno). La dimostrazione, se proprio ce ne fosse bisogno, che quando uno si mette in testa una cospirazione e soprattutto un ‘colpevole’, la pura realtà non basta per togliersi certe idee.
Perché il fatto, semplice e incontestabile, è che I protocolli dei Savi di Sion sono dei falsi, creati ad arte dalla polizia segreta zarista per attaccare gli oppositori dell’epoca e usciti per la prima volta in forma integrale nel 1903. Semplicemente, si è utilizzato delle opere satiriche precedenti (soprattutto Dialoghi agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu di Maurice Joly e Biarritz di Hermann Goedsche, che già aveva copiato l’opera di Joly) prese e riadattate per la necessità, come si può vedere nella pagina che ha dedicato Wikipedia all’argomento.
Nei Protocolli, si parla dei piani degli ebrei per controllare il mondo, mediante un astuto sfruttamento dei mass media e dell’economia. Nonostante fin dal 1921 si dimostrò la loro falsità, ovviamente quest’opera risultava ancora utilissima sia per chi si batteva contro il comunismo dopo la rivoluzione del 1917, sia soprattutto dai gruppi antisemiti.
Ovviamente, tra questi non poteva mancare Adolf Hitler, che li cita nel Mein Kampf come dimostrazione inequivocabile degli scopi del popolo ebraico. Negli ultimi decenni in Europa pochi li prendono ancora sul serio (tanto che anche Umberto Eco ci ha ironizzato nel suo Il pendolo di Foucalt), ma questo ovviamente non vale per alcune nazioni del Medio Oriente. In effetti, gli aspri conflitti con gli israeliani hanno portato diverse nazioni ad adottarli anche come libri di testo. Ovviamente, organizzazioni palestinesi come Hamas li usano spesso per dimostrare i piani di dominio dei loro avversari, incuranti ovviamente delle prove storiche.
Recentemente, si è anche fatto luce su chi sia stato il vero autore del testo, un russo che era al servizio sia degli zar che dei bolscevichi. Ma è improbabile che questo basti per convincere chi ha un’idea sicura sui complotti ebraici…